sabato 17 novembre 2007

Chi parla contro la Rete? Chi parla in nome della Rete?

A proposito dell'uscita di Vespa, e il meme che si e' sviluppato, traggo spunto da questo post di Gigi, per dire due cose sull'informazione su internet, oggi in Italia.

@gigi: "In questi giorni i blogger "influenti", stanno attaccando in massa la carta stampata e la tv perchè denigrano la rete."

E fanno bene! Non si deve dipingere internet come un'utopia (anche se rimane il luogo delle sperimentazioni e dove si puo' realizzare cio' che e' impensabile nel "reale"). Ma certamente NON e' giusto dipingerlo in modo parziale e tendenzioso, cosi' come qualunque altra cosa del resto. Si parli pure degli aspetti pericolosi (pedofilia, truffe, terrorismo, ...) ma nella giusta misura (e quindi maggiore) anche di quelli positivi (economia, cultura, societa', ...)

I media tradizionali, d'altra parte, sono in evidente conflitto di interesse con internet. Quindi SOLO gli utenti di internet potranno difendere internet. E per fortuna questa consapevolezza sta crescendo.

@gigi: "[i blogger "influenti"] Fanno vedere alle masse ignoranti il web come non dovrebbe essere."

Secondo me, la questione e' che internet NON e' questo o quello: questo o quel modo di pensare, scrivere, divertirsi, agire, ... internet e' TUTTI questi insieme.
In forza della liberta' di espressione e di accesso. L'elemento regolatore, poi', agisce dal basso e non dall'alto.

Se a muoversi per primi sono i "blogger influenti" (o che si ritengono tali), e non le "masse ignoranti", ci puo' stare (anzi, e' quasi ovvio). Basta che i primi non pensino che internet sia solo loro.

@cate: "I tamarri cresceranno confrontandosi tra di loro, e non grazie alle nostre imbeccate."

"Tamarri" tra soli tamarri, e tamarri sotto una pioggia di romanzine da parte di qualche pedante guru, mi sembrano entrambe strade sbagliate. Internet crea legami deboli tra moltitudini di persone (tamarri, guru, e mille altre persone di varia natura stile e pensiero): queste deboli influenze sono la strada piu' giusta che vedo io.

[edit 18/11/07 15:11]
@nexusdue: "noi che possiamo fare?"

E' una domanda ben posta ? Sono cresciuto con coetanei che passavano 1-2 ore al giorno a vedere telenovelas, e per questo li consideravamo di serie B. Non abbiano saputo per questo costruire un mondo diverso: se si guardano i numeri (ma perche' farlo, visto che si puo' vivere benissimo nelle nicchie e nella coda lunga ?) questo mondo e' esattamente quello preannunciato da quei telefilm e da quegli spettacoli di varieta'. Del resto e' sempre stato cosi': quante volte nella storia, una cultura dominante e la sua scala di valori e' stata soppiantata da un'altra emergente che secondo la valutazione precedente era quanto meno "tamarra" ? Siamo sempre andati avanti lo stesso, e credo che nessuno tornerebbe ai tempi dell'impero romano o del medioevo, o del latifondo.

Oltre tutto, dare una direzione significherebbe aver chiaro qual'e' quella giusta. E qui voglio vedere chi si fa avanti (ma ho paura che tanti galletti sarebbero effettivamente pronti a farlo). L'unica direzione che mi sento di ribadire (mi ripeto con quanto detto prima) e' "garantire la liberta' di accesso e di espressione", e favorire il "social networking".

Dopo di che' non confondiamo la parte ludica dalla parte piu' intellettualmente raffinata, con importanti ricadute sul piano economico politico e sociale. Non confondiamole e lasciamole convivere: o vogliamo scoprire che senza i "tamarri", le "menti superiori" avrebbero un audience di soli 4 gatti spelacchiati, e soprattutto non avrebbero molto di cui dissertare ?

lunedì 5 novembre 2007

La Rete fissa l'agenda ai politici, in Usa. Punto 1: net neutrality


Leggo su Svaroschi che negli USA, l'agenda ai politici la fissa direttamente la Rete.

Infatti, dall'iniziativa di un professore di fisica, David Colarusso, e da TechPresident e' nato 10Questions, un sito che raccoglie i video con le domande ai candidati e permette agli stessi utenti di votarle. Nella seconda fase del progetto le domande più votate verranno girate ai candidati che potranno rispondere in video, venendo votati a loro volta.

Gia' questo merita attenzione e potrebbe essere fonte di isprazione anche in Italia.

Poi, Lunedi 29 c'è stato il dibattito MTV/MySpace con protagonista Barack Obama. La domanda più votata di 10Questions in quel momento, con tema la net neutrality, è stata posta al senatore durante il dibattito.
Ecco, quello che si è capito è che la domanda è stata la più votata a causa della mobilitazione di MoveOn.org, famoso sito attivista politico di sinistra.
MoveOn ha inviato una e-mail a tutta la propria nutrita (e politicamente impegnata) mailing list di circa 60.000 persone, chiedendo loro di visitare il sito e votare la domanda che uno dei loro membri aveva posto.


Qualcuno si e' chiesto se questa forma di democrazia "partecipativa" e "dal basso" sia in qualche modo corretta, cioe' se effettivamente rappresentativa degli interessi della gente, o solo di una parte semplicemente piu' attiva delle altre.

Ma in una democrazia partecipativa, partecipare e' evidentemente fondamentale, e nulla vieta ad altri gruppi di assumere un maggiore impegno nel far valere i propri interessi e bisogni.

Bisogna anche notare, come dice Joshua Levy, editor di TechPresident, che MoveOn.org ha fatto convergere i voti dei suoi lettori su un tema di interesse per tutti. Anzi, sembra che solo una parte dei lettori di MoveOn.org che hanno accettato l'invito a visitare il sito 10Questions, abbiano effettivamente votato la domanda sulla net neutrality, col risultato che a beneficiare innanzi tutto dell'attivismo di MoveOn.org e' stata la "democrazia partecipativa", piu' che i sostenitori di quel tema in particolare.

Comunque sia, resta il fatto che in USA la domanda n.1 posta dalla Rete a Obama e' stata sulla net neutrality.

domenica 4 novembre 2007

/Metafore: al ristorante

L'altro giorno ero fuori in trasferta, e la sera sono andato al ristorante. Potevo scegliere tra due, entrambi a portata di mano: uno sofisticato nel servizio e nella cucina (prezzo probabilmente sopra i 50 euro); l'altro una trattoria, ambiente casereccio e sapori genuini (spesa prevista 20/30 euro).

Ho scelto la trattoria, in generale mi piace l'atmosfera, e poi non avevo tempo ne' voglia di piatti particolari. Entro, mi accomodo al tavolo, apro il menu. Con grande sorpresa, trovo scritto: "non serviamo carne".

Curioso, e anche affamato, ho chiesto il perche'. In quella citta', mi ha spiegato l'oste, i ristoranti erano tutti di proprieta' di un'unico titolare, che aveva introdotto questa regola: la carne era in menu sono nei ristoranti piu' sofisticati, nelle trattorie solo ottime zuppe di verdura.

Niente da dire sulle strane idee del proprietario dei ristoranti e sul suo modo di gestirli, il problema e' che non ce n'erano altri, se non cambiando citta'. Un altro commensale mi ha avvertito che, volendo, c'era un ristorantino "indipendente" in un quartiere periferico, ma la strada per arrivarci era cosi' complicata, ed io ero gia' a tavola, che alla fine mi sono mangiato la minestra.