Max Laconca richiama l'attenzione qui sul nuovo piano Vodaphone che abbina servizi di accesso e contenuti in una unica promozione:
Invece, quasi in sordina, scopriamo che anche Vodafone Italia nella PROMOZIONE MOBILE INTERNET inibisce l’uso della tecnologia VoIP ai propri clienti:
L’offerta non è utilizzabile usando il cellulare come modem, utilizzando Internet come protocollo di comunicazione (ad esempio VOIP, instant messenger, peer to peer) o per l’utilizzo di applicazioni non certificate da Vodafone.
Illusioni durate poco più di un’estate.
Il testo citato è stato estratto direttamente dalla pagina della promozione del sito di Vodafone Italia (che riporto anche in copia, qualora in futuro dovesse variare).
Esempio lampante di violazione del principio di "rete neutrale" (net neutrality).
Dov'e' il problema ? Internet diventa parte dell'offerta di Vodaphone. Questo e' il punto. Decide Vodaphone cosa l'utente puo' vedere o non vedere quando si collega a Internet.
Qualcuno potrebbe obiettare: ma se paghi di piu' puoi accedere a tutta Internet. Appunto, sappiamo che questo significa uccidere Internet. Diventerebbe un sistema diversificato a seconda delle disponibilita' economiche, alla faccia della coda lunga e dei social network. Diventerebbe come la carta stampata: puo' pubblicare solo chi dispone dei mezzi editoriali e delle risorse economiche che comportano, e quindi si pubblica solo cio' che giustifica l'investimento economico iniziale.
Qualcun altro potrebbe dire: ma se con Vodaphone accedi certi siti, con gli altri operatori potrai accedere agli altri. Ma dai! davvero si puo' pensare che la blogosfera possa accordarsi con questo o quel gigante delle telecomunicazioni ? E si puo' pensare che l'infrastruttura globale o nazionale sia cosi' frazionata da replicare la moltitudine di piattaforme editoriali e di servizio oggi disponibile su internet ?
Arrestare questa tendenza e' possibile: basta infatti sancire (con leggi) il principio della separazione della rete dai contenuti, cioe' che gli operatori che assicurano l'accesso ad internet NON devono occuparsi dei contenuti che vengono erogati attraverso internet.
Altrimenti paradossalmente, potremmo arrivare (Vodaphone e' gia arrivata) a pagare l'uso di Wordpress piu' che di TypePad, per esempio, con buona pace di tutti i modelli opensource.
Oppure sarebbe come pagare un giornale in base all'edicola in cui lo si va a comprare.
Oppure sarebbe come pagare l'autostrada in base alla marca della propria auto.
Oppure sarebbe come pagare un film al cinema in base a quanto decide il proprietario della sala ...
domenica 21 ottobre 2007
sabato 20 ottobre 2007
Effetto retroattivo, la prova dello strapotere da spezzare
Scrive Max Laconca che Telecom Italia starebbe per emettere fatture per le linee ADSL solo dati, relative al periodo febbraio 2006-giugno 2007 con una retroattività di addirittura 14 mesi.Gli abusi per posizioni dominante di Telecom Italia non si contano piu' e questo dovrebbe dare origine ad un moto di protesta sempre piu' forte da parte degli utenti, soprattutto in rete. Quindi cito e rilancio.
A me personalmente e' capitato questo. Ho sempre utilizzato (da 10 anni ? forse di piu') un servizio di accesso a internet di Infostrada, gratuito, per accesso occasionali. Pagavo solo la telefonata urbana a Telecom Italia. Ad un certo punto, in previsione di un utilizzo piu' intensivo, ho sottoscritto un abbonamento (Teleconomy No Problem) che mi permetteva qualunque telefonata locale a telefono fisso e cellulare (anche di altro operatore) al costo di un canone fisso. Mi aspettavo quindi che anche queste telefonate verso Infostrada fossero comprese nel canone fisso. Inutile dire che da nessuna parte era scritto il contrario, in tutta la documentazione pubblicata online su Teleconomy No Problem.
Anzi alcune condizioni erano riportate erroneamente, e l'operatore 187 che mi ha assistito durante la sottoscrizione dell'abbonamento, al telefono, mi ha assicurato a voce che erano cambiate e quindi non andavano prese alla lettera. Ma vi rindete conto ? le condizioni contrattuali variano e l'unico ad avvisarti e' un centralinista che non ti da' nessuna documentazione scritta al riguardo ?
Per arrivare al punto, avrei dovuto ricevere una comunicazione scritta a casa, DOPO la sottoscrizione dell'abbonamento. Alla fine l'ho ricevuta (quando ho disdetto Teleconomy No Problem prima dell'estate, e poi l'ho sottoscritta nuovamente a settembre) e cosa ho scoperto ? Che tra le condizioni di applicazione non erano incluse le telefonate ad altro operatore per accedere ad internet anche se su linea fonica. E quindi mi sono dovuto pagare 2 mesi di arretrati in telefonate ad Infostrada. E naturalmente ho dovuto smettere di usare Infostrada e passare a Teleconomy Internet di Telecom Italia.
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sabato 13 ottobre 2007
Regole per la IPTV

Un sito, una lunga e chiara spiegazione del problema, e un appello a regoleperiptv.it:
I promotori di questo appello sono infatti a favore dell'IPTV ma vogliono che tale servizio si svolga in un contesto regolato secondo i principi del diritto comunitario, così come la proposta di provvedimento dell'Autorità delle Comunicazioni fa per le altre modalità di diffusione radiotelevisiva.
Tali principi prevedono, in sostanza, che i contenuti seguano regole specifiche per i contenuti, derivate dalle regole della televisione, mentre le reti seguono le regole della comunicazione elettronica, volte a creare un quadro interconnesso, interoperabile, non discriminatorio e concorrenziale.
Perché quanto appena descritto avvenga è importante che venga messa a punto la riforma della c.d. Direttiva "TV senza frontiere" (Direttiva 89/552/CEE, modificata dalla Direttiva 97/36/CE). Le regole della televisione attuali sono infatti del 1989 e quindi "precedenti" alla diffusione di Internet, non prevedono fenomeni come i contenuti digitali, l'IPTV, il timeshifting ed attendono l'approvazione di una importante riforma che coordinerebbe le regole delle reti con quelle dei contenuti per tutelare il consumatore e che porta il nome di "Audiovisual Media Services Directive".
Il regolatore, comunitario e nazionale, non si deve allora "tirare indietro" in questo cruciale momento ripetendo quanto già accaduto in passato in Italia con le frequenze analogiche, lasciate alla mercè del mercato prima che le relative regole e il piano frequenze fossero a punto.
Una volta infatti che un servizio prende forma e si diffonde presso l'utenza è molto complesso passare ad un sistema che prevede una pluralità di gestori in regime di interoperabilità - come dimostra il notevole sforzo regolamentare necessario per realizzare l'unbundling del local loop - e si perdono anni preziosi in termini di innovazione e competitività.
Infine, si sottolinea come la normativa sul decoder unico in Italia sia stata abrogata dal D.Lgs. 177/2005 (Testo Unico Radiotelevisione, art. 54) senza un momento di contraddittorio con gli stakeholders. Il ripristino di un adeguato contesto normativo in materia di decoder unico, opportunamente aggiornato ai nuovi scenari tecnologici, sarebbe un prezioso elemento per consentire la piena attuazione dei principi comunitari e nazionali in materia di interoperabilità e televisione digitale.
NGN: Reti virtuali, criticita' reali
Stefano Quintarelli, gia' da tempo, richiama l'attenzione sulla Next Generation Network (NGN), un grande progetto di ammodernamento dell'infrastruttura di comunicazione nazionale. Grande (almeno) 6,5 miliardi di Euro. Grande come il nostro futuro.
Analoghi progetti sono in fase piu' o meno avanzata in tutti i principali paesi con cui e' giusto confrontarsi. Giappone e Korea sono molto avanti, Svezia tiene il passo, UK e USA rischiano di perdere la leadership di un tempo. NGN e' quindi una parola chiave a livello globale, e si parla anche di banda superlarga.
Scrive Quintarelli: Le grandi opere infrastrutturali ci accompagneranno per il resto della vita, nostra e dei nostri figli.
Il ponte sullo stretto di Messina, la TAV in val di Susa, la Variante di Valico della A1, sono stati tutti argomenti di discussione ampia, con trasmissioni dedicate in prima serata, dato il rilevante impatto che avranno sulla vita sociale ed economica del Paese.
Di un'altra grande opera infrastrutturale, che è fondamentale per il futuro della società e dell'economia, che ci accompagnerà per i prossimi 60 anni, invece, non si è parlato assolutamente. (si è parlato del suo proprietario, ma non dell'opera). E' la cosidetta "rete di nuova generazione".
La questione posta da Quintarelli e': quali alternative sono al vaglio ? chi sceglie le tecnologie ? chi finanzia ? chi e' in gara ? quali conseguenze sull'economia ? e sul paese civile ?
A parte forse le questioni piu' tecniche, sulle quali non possono che esprimersi i tecnici, la mancanza generale di informazione e consapevolezza su un tema cosi' critico per lo sviluppo economico e sociale del nostro paese e' allarmante.
Sappiamo che ci sono diverse soluzioni (ce le riepiloga Quintarelli): quali pro e quali contro ci sono per ciascuna ? chi ce lo spiega in linguaggio comprensibile ?
In Italia, sembra che il dibattito (ma forse la parola e' eccessiva) sia stato avviato da Telecom Italia, nella persona dell'AD Ruggiero, in un momento non facile per l'azienda, fortemente indebitata (intorno ai 40 miliardi Euro nel 2006) e prossima a importanti cambiamenti dell'assetto societario, e quindi in odore di conflitto di interesse. Sara' per questo che e' rimasto confinato a circoli ristretti, e quindi scarsamente ripreso dai giornali ?
In UK, invece, Ofcom, l'Authority britannica delle comunicazioni, su questo tema ha appena avviato una consultazione pubblica, che avra' una durata di due mesi, con la quale il regolatore chiede all'industria TLC e a tutti i soggetti interessati quali obiettivi si prefiggano e cosa si aspettino dalla Next Generation Network.
In Unione Europea assistiamo ad un balletto di dichiarazioni di Commissari(e) e di grandi lobby "incombenti" (come e' naturale che sia). Un paese (come l'Italia) che non avesse idee chiare e forza negoziale, finirebbe inevitabilmente per giocare un "ruolo di provincia", cioe' ne seguirebbe una amplificazione del gap economico e sociale.
Vorrei ricordare a chi fosse sfuggito, che nell'aprile di quest'anno una cordata italo-spagnola composta da Mediobanca, Assicurazioni Generali, Intesa Sanpaolo, Benetton e Telefónica (al 43%) ha lanciato un'offerta per rilevare la quota di Pirelli in Olimpia creando una nuova società, denominata Telco, che avrà il controllo di Telecom Italia (col 23% circa). L'operazione e' in attesa dell'autorita' brasiliana (Anatel) che deve dare l'OK definitivo al contratto di cessione Pirelli-Olimpia-Telefonica.
Analoghi progetti sono in fase piu' o meno avanzata in tutti i principali paesi con cui e' giusto confrontarsi. Giappone e Korea sono molto avanti, Svezia tiene il passo, UK e USA rischiano di perdere la leadership di un tempo. NGN e' quindi una parola chiave a livello globale, e si parla anche di banda superlarga.
Scrive Quintarelli: Le grandi opere infrastrutturali ci accompagneranno per il resto della vita, nostra e dei nostri figli.
Il ponte sullo stretto di Messina, la TAV in val di Susa, la Variante di Valico della A1, sono stati tutti argomenti di discussione ampia, con trasmissioni dedicate in prima serata, dato il rilevante impatto che avranno sulla vita sociale ed economica del Paese.
Di un'altra grande opera infrastrutturale, che è fondamentale per il futuro della società e dell'economia, che ci accompagnerà per i prossimi 60 anni, invece, non si è parlato assolutamente. (si è parlato del suo proprietario, ma non dell'opera). E' la cosidetta "rete di nuova generazione".
La questione posta da Quintarelli e': quali alternative sono al vaglio ? chi sceglie le tecnologie ? chi finanzia ? chi e' in gara ? quali conseguenze sull'economia ? e sul paese civile ?
A parte forse le questioni piu' tecniche, sulle quali non possono che esprimersi i tecnici, la mancanza generale di informazione e consapevolezza su un tema cosi' critico per lo sviluppo economico e sociale del nostro paese e' allarmante.
Sappiamo che ci sono diverse soluzioni (ce le riepiloga Quintarelli): quali pro e quali contro ci sono per ciascuna ? chi ce lo spiega in linguaggio comprensibile ?
In Italia, sembra che il dibattito (ma forse la parola e' eccessiva) sia stato avviato da Telecom Italia, nella persona dell'AD Ruggiero, in un momento non facile per l'azienda, fortemente indebitata (intorno ai 40 miliardi Euro nel 2006) e prossima a importanti cambiamenti dell'assetto societario, e quindi in odore di conflitto di interesse. Sara' per questo che e' rimasto confinato a circoli ristretti, e quindi scarsamente ripreso dai giornali ?
In UK, invece, Ofcom, l'Authority britannica delle comunicazioni, su questo tema ha appena avviato una consultazione pubblica, che avra' una durata di due mesi, con la quale il regolatore chiede all'industria TLC e a tutti i soggetti interessati quali obiettivi si prefiggano e cosa si aspettino dalla Next Generation Network.
In Unione Europea assistiamo ad un balletto di dichiarazioni di Commissari(e) e di grandi lobby "incombenti" (come e' naturale che sia). Un paese (come l'Italia) che non avesse idee chiare e forza negoziale, finirebbe inevitabilmente per giocare un "ruolo di provincia", cioe' ne seguirebbe una amplificazione del gap economico e sociale.
Vorrei ricordare a chi fosse sfuggito, che nell'aprile di quest'anno una cordata italo-spagnola composta da Mediobanca, Assicurazioni Generali, Intesa Sanpaolo, Benetton e Telefónica (al 43%) ha lanciato un'offerta per rilevare la quota di Pirelli in Olimpia creando una nuova società, denominata Telco, che avrà il controllo di Telecom Italia (col 23% circa). L'operazione e' in attesa dell'autorita' brasiliana (Anatel) che deve dare l'OK definitivo al contratto di cessione Pirelli-Olimpia-Telefonica.
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Hillary Clinton e l'Era dell'Accesso a Internet
Hillary Clinton, in un'apparizione pubblica in vista delle elezioni presidenziali, alla GT Solar il 10 Ottobre, ha posto cosi' l'attenzione sull'importanza di Internet per l'economia americana:
"The nation that invented the Internet is now ranked about 25th in access to it," Clinton said in her latest speech directed at the middle class appeals.
Called "Connect America," Clinton's broadband network would give businesses incentives to go into underserved areas, support state- and local-based initiatives and change the Federal Communication Commission rules to more accurately measure Internet access.
"I see this problem in New York. A lot of the utilities don't want to connect up our isolated, rural areas. And they also don't want particularly to go into our underserved, poor, urban areas because there's so much money that can be made in Manhattan and our suburban areas," Clinton said. "It was like when we had to electrify the country in the 1930s. Utilities didn't electrify places because it wasn't cost effective for them to do so. Well, we've got to play catch-up."
Clinton said the Internet is the new necessity for economic development.
"In the 19th century, we invested in railroads. In the 20th century, we built the interstate highway system. In the 21st century information economy we need to invest in our information infrastructure."
Clinton ha in sostanza assunto l'impegno per un piano di investimenti pubblici e di sgravi fiscali per lo sviluppo del sistema nazionale di accesso a Internet a banda larga, per il sostegno del settore high-tech in generale, e dell'occupazione, nel settore e complessiva.

Fonte Associated Press
Vi ricordate "L'era dell'Accesso", di J. Rifkin (2001) ?
"The nation that invented the Internet is now ranked about 25th in access to it," Clinton said in her latest speech directed at the middle class appeals.
Called "Connect America," Clinton's broadband network would give businesses incentives to go into underserved areas, support state- and local-based initiatives and change the Federal Communication Commission rules to more accurately measure Internet access.
"I see this problem in New York. A lot of the utilities don't want to connect up our isolated, rural areas. And they also don't want particularly to go into our underserved, poor, urban areas because there's so much money that can be made in Manhattan and our suburban areas," Clinton said. "It was like when we had to electrify the country in the 1930s. Utilities didn't electrify places because it wasn't cost effective for them to do so. Well, we've got to play catch-up."
Clinton said the Internet is the new necessity for economic development.
"In the 19th century, we invested in railroads. In the 20th century, we built the interstate highway system. In the 21st century information economy we need to invest in our information infrastructure."
Clinton ha in sostanza assunto l'impegno per un piano di investimenti pubblici e di sgravi fiscali per lo sviluppo del sistema nazionale di accesso a Internet a banda larga, per il sostegno del settore high-tech in generale, e dell'occupazione, nel settore e complessiva.
Fonte Associated Press
Vi ricordate "L'era dell'Accesso", di J. Rifkin (2001) ?
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giovedì 11 ottobre 2007
Internet: ogni disequilibrio puo' causare grossi conflitti
A TechCrunch dicono cosi' a proposito delle restrizioni imposte in Cina sui feed rss (via IGP):
The number of broadband internet users in China will surpass the United States within the next 12-18 months; China is fast becoming one of the most important online marketplaces in the world. Whilst some could well argue about the rights of a sovereign nation to censor content within its own borders, the more pressing issue from a Web 2.0 development and industry perspective is the use of the Firewall by the Chinese Government to unfairly block foreign competition, particularly at a time where the Chinese Government is trying to start, or is already in Free Trade Agreement negotiations with a number of countries, including Australia.
Insomma, net neutrality e sviluppo economico: presto non solo una questione etica di tutela della libera manifestazione di idee, ma una leva fortissima per condizionare il mercato globale. Una volta si facevano guerre per risorse cruciali limitate e per il controllo di quelle. Speriamo bene.
The number of broadband internet users in China will surpass the United States within the next 12-18 months; China is fast becoming one of the most important online marketplaces in the world. Whilst some could well argue about the rights of a sovereign nation to censor content within its own borders, the more pressing issue from a Web 2.0 development and industry perspective is the use of the Firewall by the Chinese Government to unfairly block foreign competition, particularly at a time where the Chinese Government is trying to start, or is already in Free Trade Agreement negotiations with a number of countries, including Australia.
Insomma, net neutrality e sviluppo economico: presto non solo una questione etica di tutela della libera manifestazione di idee, ma una leva fortissima per condizionare il mercato globale. Una volta si facevano guerre per risorse cruciali limitate e per il controllo di quelle. Speriamo bene.
Strategies and Policies for the Participative Web
Il 3/10 a Ottawa (Canada) si e' tenuto il primo forum mondiale sul web partecipativo (?): OECD-Canada Forum on the Participative Web: Strategies and Policies for the Future.
Le domande all'ordine del giorno erano:
Invitati erano "esperti da tutto il mondo (McKinsey, Anthony D. Williams l'autore di Wikinomics, Jonathan Taplin experto di comunicazione, ...), rappresentanti di authority (ICANN, Commissione Europea, Epic.org, FTC, ...), accademici (UCLA, London School of Economics, MIT, UniTokio...) e manager (Second Life, Microsoft, Fairfax, Facebook, Fox Interactive Media proprietaria di MySpace, Amazon, IBM, Lulu.com, Oracle, ...), e una grande rappresentanza della societa' civile (un famoso giornalista tedesco, un altro canadese, la 'responsable de la blogosphère de François Bayrou' (in francese anche nel sito in lingua inglese), un referente del Public Interest Advocacy Centre canadese), Michel Leblanc, il direttore di The Register, ...)".
"Noi" tutti eravamo invitati a partecipare online.
Il blog della conferenza e' stato iniziato il 20/9 e contiene informazioni segretariali sulla conferenza
Nel feed solo gli ultimi 10 (di cui 8 post consistono ciascuno in una foto).
Nel feed dei commenti ce ne sono 5, ma dati i post sono anche tanti
Non sembra anche a voi che qualcosa suona stonato ?
Ad ogni modo sembra che siano emersi i seguenti temi da riportare al meeting di Parigi a Marzo 2008: accesso alla conoscenza, contrasto alla censura, privacy, difesa dei consumatori e banda larga.
Le domande all'ordine del giorno erano:
- Cos'e', cosa non e' e dove va il web partecipativo ?
- Come il web partecipativo impatta la creazione di nuova conoscenza, il business, gli utenti e i governi ?
- Se e come il web partecipativo permettera' di costruire affidabilita' e fiducia in internet ?
- Che ruolo ha il governo (i governi) nel favorire l'ambiente migliore perche' siano stimolate l'innovazione di internet e la crescita economica ?
Invitati erano "esperti da tutto il mondo (McKinsey, Anthony D. Williams l'autore di Wikinomics, Jonathan Taplin experto di comunicazione, ...), rappresentanti di authority (ICANN, Commissione Europea, Epic.org, FTC, ...), accademici (UCLA, London School of Economics, MIT, UniTokio...) e manager (Second Life, Microsoft, Fairfax, Facebook, Fox Interactive Media proprietaria di MySpace, Amazon, IBM, Lulu.com, Oracle, ...), e una grande rappresentanza della societa' civile (un famoso giornalista tedesco, un altro canadese, la 'responsable de la blogosphère de François Bayrou' (in francese anche nel sito in lingua inglese), un referente del Public Interest Advocacy Centre canadese), Michel Leblanc, il direttore di The Register, ...)".
"Noi" tutti eravamo invitati a partecipare online.
Il blog della conferenza e' stato iniziato il 20/9 e contiene informazioni segretariali sulla conferenza
Nel feed solo gli ultimi 10 (di cui 8 post consistono ciascuno in una foto).
Nel feed dei commenti ce ne sono 5, ma dati i post sono anche tanti
Non sembra anche a voi che qualcosa suona stonato ?
Ad ogni modo sembra che siano emersi i seguenti temi da riportare al meeting di Parigi a Marzo 2008: accesso alla conoscenza, contrasto alla censura, privacy, difesa dei consumatori e banda larga.
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Quando parliamo di OCSE
L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) rappresenta l'evoluzione della Organizzazione europea per la cooperazione economica (OECE) che era nata dopo la Seconda Guerra mondiale per attuare il Piano Marshall. La trasformazione avveniva nel 1961, diventando l'OCSE a vocazione transatlantica e successivamente mondiale. In Inglese OECD, "The Organization for Economic Cooperation and Development", ha lo slogan: "For a Better World Economy".
Il bilancio annuale e' di 336 milioni di euro (336,000,000 Euro), finanziati dai paesi membri.
Nella sede centrale di Parigi sono impiegate duemilatrecento (2300) persone.
Il metodo di lavoro si articola in: Raccolta Dati - Analisi - Discussione - Decisione - Attuazione - Valutazione tra pari e Sorveglianza multilaterale. (Mi chiedo quante risorse per quante riunioni hanno lavorato per definire tale metodo, e quanto sia efficace la valutazione tra pari).
In campo economico, l'OCSE si occupa di:
In campo sociale, di:
In campo ambientale, di:
Nel campo della Public Governance, di:
Il risultato di questo impegno negli ultimi anni ha portato a:
Mi chiedo se possiamo essere soddisfatti del risultato cosi' come e' percepito nella realta' di tutti i giorni, in Europa e nel resto nel mondo, e se le singole persone non abbiano il diritto e il dovere di dire la loro su come vengono spesi cosi' tanti soldi (prelevati dalle loro tasche!) e per il loro beneficio!
Come? Attraverso Internet, naturalmente. Internet partecipativo! Un tema a favore del quale l'OCSE stessa si muove. Vi raccontero' come nelle prossime puntate.
Il bilancio annuale e' di 336 milioni di euro (336,000,000 Euro), finanziati dai paesi membri.
Nella sede centrale di Parigi sono impiegate duemilatrecento (2300) persone.
Il metodo di lavoro si articola in: Raccolta Dati - Analisi - Discussione - Decisione - Attuazione - Valutazione tra pari e Sorveglianza multilaterale. (Mi chiedo quante risorse per quante riunioni hanno lavorato per definire tale metodo, e quanto sia efficace la valutazione tra pari).
In campo economico, l'OCSE si occupa di:
- Elaborazione di politiche intese ad assicurare la crescita e la stabilità economica.
- Favorire la cooperazione fra governi per consolidare il sistema degli scambi multilaterali
- Incoraggiare l’espansione dei servizi finanziari degli investimenti internazionali
- Promuovere politiche che funzionano su scala internazionale
In campo sociale, di:
- Assicurare l’eguaglianza di accesso all’istruzione per tutti
- Promuovere l’accesso di tutti a sistemi sanitari efficaci
- Lottare contro l’esclusione e la disoccupazione
- Ridurre la frattura digitale fra ricchi e poveri
In campo ambientale, di:
- Incitare i mercati ad operare per uno sviluppo sostenibile sotto il profilo ambientale ed economico
- Mettere la scienza e la tecnologia al servizio dei cittadini di tutti i paesi
- Rafforzare la presa di decisione per evitare sprechi e inquinamento
Nel campo della Public Governance, di:
- Promuovere il buon governo a tutti i livelli dell’amministrazione e dell’impresa
- Assicurare la trasparenza e l’equità nei sistemi fiscali e nelle regole di concorrenza
- Lottare contro la corruzione e il riciclagagio e promuovere standard etici elevati di norme
- Incoraggiare l’obbligo di responsabilità e promuovere l’impegno dei cittadini nella vita politica
Il risultato di questo impegno negli ultimi anni ha portato a:
- Linee guida per la riduzione della poverta'
- Modello di convenzione fiscale
- Convenzione di lotta contro la corruzione
- Principi di governo societario
- Linee guida destinate alle imprese multinazionali
- Accordo sui crediti all’esportazione
- Linee guida sulla prevenzione dei conflitti
Accordo per l’accettazione delle prove sui prodotti chimici - Sistema di classifica dei prodotti chimici pericolosi
- Sistema d’identificazione dei raccolti geneticamente modificati
Mi chiedo se possiamo essere soddisfatti del risultato cosi' come e' percepito nella realta' di tutti i giorni, in Europa e nel resto nel mondo, e se le singole persone non abbiano il diritto e il dovere di dire la loro su come vengono spesi cosi' tanti soldi (prelevati dalle loro tasche!) e per il loro beneficio!
Come? Attraverso Internet, naturalmente. Internet partecipativo! Un tema a favore del quale l'OCSE stessa si muove. Vi raccontero' come nelle prossime puntate.
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lunedì 8 ottobre 2007
La battaglia delle reti
Il piano del commissario europeo Viviane Reding fa tremare Bruxelles
La battaglia delle reti
L’esempio di British Telecom, proprietaria delle infrastrutture, che si impegna a garantire pari condizioni ai concorrenti
di Rosamaria Bitetti
Qualche giorno fa Viviane Reding, commissaria europea dell’Information Society (che significa, in bruxellese, telecomunicazioni) ha annunciato che il prossimo quadro regolatorio comunitario del settore sarà improntato sul principio della separazione funzionale della rete dagli incumbent. Scoppia subito la polemica: la commissaria Neelie Kroes (Concorrenza) sottolinea come quella funzionale sia una separazione ad alto impatto regolamentare, difficile da gestire e non sempre in grado di garantire la concorrenza. Per fortuna, il portavoce della Reding ci rincuora subito: non vi sono screzi fra le due donne-commissario, anzi «vanno persino dallo stesso parrucchiere». Come se quest’informazione potesse essere di qualche interesse per tutti gli attori nel settore delle telecomunicazioni, in cui da qualche anno imperversa, in Italia come in Europa, la più totale confusione regolamentare dinanzi all’annoso problema delle reti.
[...]
La battaglia delle reti
L’esempio di British Telecom, proprietaria delle infrastrutture, che si impegna a garantire pari condizioni ai concorrenti
di Rosamaria Bitetti
Qualche giorno fa Viviane Reding, commissaria europea dell’Information Society (che significa, in bruxellese, telecomunicazioni) ha annunciato che il prossimo quadro regolatorio comunitario del settore sarà improntato sul principio della separazione funzionale della rete dagli incumbent. Scoppia subito la polemica: la commissaria Neelie Kroes (Concorrenza) sottolinea come quella funzionale sia una separazione ad alto impatto regolamentare, difficile da gestire e non sempre in grado di garantire la concorrenza. Per fortuna, il portavoce della Reding ci rincuora subito: non vi sono screzi fra le due donne-commissario, anzi «vanno persino dallo stesso parrucchiere». Come se quest’informazione potesse essere di qualche interesse per tutti gli attori nel settore delle telecomunicazioni, in cui da qualche anno imperversa, in Italia come in Europa, la più totale confusione regolamentare dinanzi all’annoso problema delle reti.
[...]
venerdì 5 ottobre 2007
La Carta dei Diritti di Internet
La nostra carta dei diritti nell'era dei social media, di Marco Montemagno
Web 2.0: è ora di una carta dei diritti per gli utenti, Panorama.it
Dfir-Italy 2007: ci vuole una carta
dei diritti di Internet. La Rete è ormai un bene comune dell'umanita', LaStampa.it
Internet, la libertà è solo per gli altri?, Manlio Cammarata, InterLex
Appunti per la "Carta dei diritti" dell'utente in Internet, Webusabile
Nicolais propone la Carta dei Diritti di Internet, Giacomo Dotta, Webnews
L'Italia lancia la Carta dei diritti della Rete, Visionpost
Costituzione per Internet? E perche'?, Punto Informatico
Un Governo per Internet, Punto Informatico
Verso una Carta dei diritti per Internet, Area51
Perché Internet ha bisogno di una Carta dei diritti, Stefano Rodota', La Repubblica
Una carta dei diritti per l'utente digitale, Netics, IP Justice
APPELLO PER LA CARTA DEI DIRITTI DELLA RETE, Privacy.it
Internet. Cortiana: per una dichiarazione dei diritti della rete dell’ONU, alessandroronchi.net
L'UOMO NUOVO DI INTERNET, Stefano Rodota', Privacy.it
Web 2.0: è ora di una carta dei diritti per gli utenti, Panorama.it
Dfir-Italy 2007: ci vuole una carta
dei diritti di Internet. La Rete è ormai un bene comune dell'umanita', LaStampa.it
Internet, la libertà è solo per gli altri?, Manlio Cammarata, InterLex
Appunti per la "Carta dei diritti" dell'utente in Internet, Webusabile
Nicolais propone la Carta dei Diritti di Internet, Giacomo Dotta, Webnews
L'Italia lancia la Carta dei diritti della Rete, Visionpost
Costituzione per Internet? E perche'?, Punto Informatico
Un Governo per Internet, Punto Informatico
Verso una Carta dei diritti per Internet, Area51
Perché Internet ha bisogno di una Carta dei diritti, Stefano Rodota', La Repubblica
Una carta dei diritti per l'utente digitale, Netics, IP Justice
APPELLO PER LA CARTA DEI DIRITTI DELLA RETE, Privacy.it
Internet. Cortiana: per una dichiarazione dei diritti della rete dell’ONU, alessandroronchi.net
L'UOMO NUOVO DI INTERNET, Stefano Rodota', Privacy.it
mercoledì 3 ottobre 2007
And Russia too
From Another National Internet Threatened: Russia, IGP Blog :
[...] First it was China, experimenting with its own special DNS name space and its own Great cyber-Wall to guard what content can and cannot enter the country. Now, Putin's Russia is said to be planning to give it a try. [...]
Basically, the point is not opening a vicious circle where everybody with interest in taking internet under an own control, finds easy way to motivate his action.
[...] As IGP has argued in its submissions to the US Government, the only way out of this bad cycle is to "complete the transition" to a fully de-nationalized Internet governance regime. [...]
[...] First it was China, experimenting with its own special DNS name space and its own Great cyber-Wall to guard what content can and cannot enter the country. Now, Putin's Russia is said to be planning to give it a try. [...]
Basically, the point is not opening a vicious circle where everybody with interest in taking internet under an own control, finds easy way to motivate his action.
[...] As IGP has argued in its submissions to the US Government, the only way out of this bad cycle is to "complete the transition" to a fully de-nationalized Internet governance regime. [...]
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