Oggi stavo per recuperare un vecchio account con MyBlogLog, uno strumento di tracking sugli accessi al proprio blog. Mi e' quindi subito tornato alla mente che nel frattempo e' stato acquistato da Yahoo!.
Allora mi sono ricordato che volevo aprire recentemente un nuovo account su Flickr, associandolo al mio profilo Yahoo!. Prima volevo pero' associare al mio profilo una diversa email con Gmail. Beh, non me l'hanno lasciato verificare e quindi non me l'hanno associato. Anzi mi sono praticamente ritrovato associato un indirizzo email Yahoo in automatico. Alla fine ho pensato, se Yahoo! non mi lascia associare l'inidirizzo email che voglio io al mio profilo ... al diavolo Yahoo! e Flickr. Mi sono quindi ripromesso di selezionare un servizio alternativo a Flickr, quando avro' tempo.
Cosi' oggi, quando mi sono trovato nella homepage di MyBlogLog con davanti la richiesta del profilo Yahoo!, ho subito cambiato e sono andato a registrarmi a Google Analytics.
Tutto questo per dire che Internet si sta gia' dividendo in isole in cui gli utenti che si sono registrati ad una o all'altra piattaforma di web services sono poi "inconsapevolmente" portati a muoversi nell'ambito di quella piattaforma e ad utilizzare quei servizi. E quindi a registrare dati in quei server e alla fine ad ingrossare quella community piuttosto che altre. Alla faccia della interoperabilita' e dei protocolli standard.
Insomma, io sono gia' dalla parte di Google, e non di Yahoo!, e anche se questo corrisponde ad alcune mie scelte iniziali, in realta' sta sfuggendo al mio controllo, al mio attuale arbitrio.
Il punto quindi non sembra essere nel fatto che il controllo di grandi corporations arriva sui meccanismi profondi di internet (questo conta perche' li' se ne perde la consapevolezza), ma che in internet si sta profilando uno scenario in cui a spartirsi la grande torta dei servizi (anche in modo del tutto consapevole) sono in pochi, pochissimi.